Vivere in un modo più unito e da fratelli si può.

Nell’iniziativa “Il mondo senza confini” si è realizzata un’inedita esperienza di integrazione e di formazione interculturale, resa possibile grazie ad un progetto, fortemente voluto da alcuni volontari, a cui ha dato forma l’Agenzia Infor Elea e a cui ha contribuito la Fondazione Crc.

Sant’Anna Di Vinadio.- Questa non è un’utopia. Ce lo hanno testimoniato i tre giorni a Sant’Anna di Vinadio vissuti fianco a fianco da quasi cento persone nate in paesi molto diversi del mondo, ma oggi tutte presenti in Italia, in Piemonte e Liguria.

I partecipanti erano nativi di Albania, Brasile, Camerun, Colombia, Costa d’Avorio, Equador, Gambia, Ghana, Guinea, Italia, Mali, Marocco, Niger, Nigeria, Pakistan, Rep. Dominicana, Romania, Somalia, Senegal, Venezuela.

Formarsi per trasformarsi: non possiamo permetterci di pensare di aver imparato tutto dalla vita. La capacità di mettersi in gioco, di aprire il proprio cuore e gli orizzonti, ci permette di rinnovarci continuamente, aumentando il nostro bagaglio umano e culturale.

Stefania Gallo ha salutato i partecipanti ricordando Alberto Michelotti e Carlo Grisolia, due giovani amici morti a breve distanza fra loro 40 anni fa, che in qualche modo ci hanno ispirato la voglia di provare a vivere questo esperimento di mondialità.

Don Beppe Panero

Venerdì sera, in una bellissima sala convegni appena inaugurata, Don Beppe Panero rettore del complesso che ci ha ospitati, alla presenza di cattolici, musulmani e buddisti, ci ha illustrato con semplicità e con rispetto la storia e la devozione delle migliaia di pellegrini che ogni anno raggiungono i 2035 metri del santuario di sant’Anna.

Buona parte della giornata di sabato è stata dedicata alla bellissima gita del giro dei laghi. La camminata è stata oggetto di formazione per creare relazioni e conoscenze. Andrea Silvestro, ci ha introdotti in quest’ambiente per tanti sconosciuto, con una sua breve relazione: vivere la montagna è scuola di vita, il silenzio, il condividere l’essenziale, la preparazione alla fatica, il rispetto dell’ambiente, il sentire più vicino a noi il rapporto con il creato, il confronto con i nostri limiti, il saper ricominciare dopo il raggiungimento dei traguardi. La montagna inoltre porta in sé il ricordo di conflitti, è stato luogo di rifugio per i partigiani, speranza per tanti ancora oggi nell’attraversamento verso un futuro migliore.

La magia di fraternità con Giovanni Valpreda, in arte mago William, e Spirito Oderda, mago Arcobaleno, hanno rallegrato e intervallato i momenti formativi in aula. La tradizione piemontese ed occitana ha trovato spazio grazie alla partecipazione del gruppo musicale e culturale guidato da Franca Farinetti di Monticello d’Alba: l’illustrazione degli strumenti musicali, i significati della danza popolare occitana, la storia, ha suscitato interesse e coinvolto i partecipanti anche con prove pratiche di tutti i partecipanti. Le dimostrazioni degli esperti ballerini ci hanno fatto muovere passi di danza collettivi.

Mohamed Ba, drammaturgo senegalese, ha svolto due momenti formativi di grande valore interculturale volti alla inclusione e alla riscoperta dei valori profondi che ci sono in culture lontane dalla nostra.

Nel primo momento, più movimentato e finalizzato alla partecipazione attiva, si è suonato e ballato. Il secondo, dopo cena, è partito dalla tradizione africana. Ba, con la sua collezione di maschere africane, attraverso i loro significati nascosti ha raccontato le storie di quel continente così affascinante. Siamo in una terra dove la cultura veniva trasmessa principalmente con la parola. In Africa si vive seguendo quello che si è imparato dai genitori, che a loro volta lo hanno ereditato dai nonni. La società è basata su valori e consuetudini dei villaggi, dove la comunità vive costantemente esperienze di forte condivisione. La provocazione di Ba, forte e coinvolgente, ci ha fatto rivivere il viaggio migratorio, ricordando le motivazioni di base che inducono a lasciare il proprio paese di origine.

Ci ha invitato a non dimenticare mai le nostre origini, i nostri valori, soprattutto se ti trovi in un paese che non è più il tuo, ma che lo può diventare.

“La forza di un albero sta nelle radici, non nella chioma”. Il passaggio fondamentale e decisivo è ora quello di crescere in umanità e in conoscenza, per migliorare la propria posizione sociale e culturale.

La domenica mattina abbiamo volto l’attenzione alla bellezza delle differenze attraverso una tavola rotonda. Roger Davico, dell’associazione nazionale oltre le frontiere (Anolf), attraverso l’illustrazione della Costituzione italiana ci ha mostrato quali siano in essa i presupposti fondanti per i nostri diritti: i lavoro, la famiglia, l’istruzione, il potersi associare nel volontariato, nella politica e nel sindacato, il poter professare una religione diversa da quella del nostro Paese. Ci ha infine presentato il trailer di un docu-film, assai apprezzato dalla critica, in cui si evidenziano i valori aggiunti che gli immigrati stanno dando alla nostra provincia: gli scalpellini cinesi di Barge e Bagnolo, i braccianti agricoli africani del saluzzese, i raccoglitori di uva macedoni nelle langhe, le badanti esteuropee, gli indiani addetti alla mungitura e cura delle mucche nelle nostre stalle.

Sono stati con noi come docenti Maria Teresa Milano e Carlo Pertusati, che hanno dialogato sui valori universali che erano presenti già nei testi sacri antichi, in particolare nella Bibbia, e sugli sviluppi che ora portano le grandi religioni a un dialogo sempre più fraterno, anche grazie alla forte spinta che sta dando in questo senso Papa Francesco. E’ importante essere disponibili a cambiare il nostro pensiero riguardo alle verità contenute nelle religioni, esse possono essere tutte buone e ispirate dall’unico Dio che tutti ugualmente cerchiamo.

Il tempo è volato, è stato sorprendente scoprire quante affinità, quante esperienze comuni ci stanno caratterizzando, proprio lì dove abitiamo.

Ivonne Torres dell’Equador e Suzy Gonzales, dominicana, ci hanno raccontato, nel clima di condivisione finale, come vivono la solidarietà e la fratellanza nella loro comunità sudamericana di Genova.

Cristina Crisci di Cuneo, appartenente alla religione buddista, ha condiviso la sua esperienza di crescita spirituale nella ricerca del rapporto fraterno e solidale con il prossimo.

Vivere insieme per il bene comune sembra tante volte una frase fatta, questa volta ci sembra che ci siamo avvicinati almeno un po’ al suo vero significato. Essendo un’iniziativa organizzata da realtà diverse, è stato prezioso anche fare esperienza insieme fra movimenti cattolici, associazioni di ispirazione laica o di origine straniera. Ci si dimentica di noi stessi, dei problemi che spesso ci sono e ci si rinnova nell’ascolto degli altri, si respira aria fresca, con l’arricchimento di rapporti e nuove relazioni.

La costruzione e la condivisione del progetto ha visto mettersi in rete Azione Cattolica, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei focolari, Anolf della Cisl, Associazione islamica Assalam, Associazione A cuore aperto Albania, Associazione donne africane Nehanen e Sport Senza Barriere.

Lo staff organizzativo della struttura di Sant’Anna, condotto dai volontari che vi operano, è stato semplicemente fantastico. Abbiamo vissuto una bellissima esperienza di collaborazione per la gestione degli ospiti, per adeguarci al meteo, per le necessità di vestiario di alcuni ragazzi. La cucina ci è venuta incontro rendendosi disponibile quando si è trattato di cambiare il programma. Un grande grazie infine lo dobbiamo ad Enzo Guarguagli dell’amministrazione, ai coniugi Corsini Enzo e Ileana per la gestione prenotazioni e a Franco Pellegrino per la parte utilizzo rifugi e dotazioni.

Tutto fa pensare che a Sant’Anna ci torneremo.