Ecuador.- Quito ha accolto Laura Pausini come si accoglie un’amica di lunga data. Da ogni parte del Paese, migliaia di persone sono arrivate nella capitale con un obiettivo comune: vivere da vicino l’energia della cantante italiana, protagonista del Yo Canto World Tour che ha scelto l’Ecuador come tappa conclusiva del suo viaggio sudamericano.

Un’apertura scenografica e un pubblico in delirio

Alle 20:30 il Coliseo General Rumiñahui si è trasformato in una cittadella musicale. Un hologramma, un abito giallo elegante, un microfono rosso e l’attacco immediato di Yo canto hanno dato il via a uno spettacolo costruito con precisione teatrale. Sullo sfondo, un immaginario medievale, quasi da castello, ha accompagnato l’ingresso di Pausini, accolta da un pubblico che ha cantato ogni parola senza esitazione.

Dialogo costante e una sfida inattesa: l’altitudine

Tra un brano e l’altro, la cantante ha interagito con naturalezza con i fan, ricordando le sue radici italiane e dichiarando il suo affetto per Quito. Ma la capitale, con i suoi oltre 2.800 metri di altitudine, ha imposto il suo prezzo: Pausini ha chiesto ossigeno in scena, senza interrompere lo spettacolo. Il suo assistente Max è intervenuto con un piccolo serbatoio, mentre lei continuava a parlare al pubblico con sorprendente calma e professionalità.

Un viaggio musicale tra omaggi e metamorfosi

Il concerto ha attraversato epoche e generi. Con El hijo de la luna dei Mecano e Por qué te vas di José Luis Perales, Pausini ha evocato gli anni ’70, trasformandosi nella propria madre grazie a un look ironico e nostalgico: giacca da dalmata, boina rossa, occhiali bianchi dalle montature nere.

Embajador Italiano Giovanni Davoli

Tra Nadie me ve e Mi banda toca el rock, la cantante ha dominato il palco con un abito nero ricoperto di paillettes. Due momenti hanno segnato la serata: Volveré junto a ti, composta da Pausini nel 2013, accolta da un coro unanime; Antología di Shakira, cantata a cappella da un pubblico che ha unito guayaquileños, manabitas, quiteños e fan arrivati da tutto il Paese.

Il coliseo, fondato nel 1992, è diventato un contenitore di emozioni: lacrime nelle ballate, energia pura nei ritmi più vivaci. Pausini ha reso omaggio anche a icone latine come Celia Cruz, Juan Luis Guerra, Natalia Lafourcade e Gloria Estefan, reinterpretandole con la sua voce di soprano.

Le sorprese finali e l’abbraccio all’Ecuador

Quando il pubblico temeva la fine, sono arrivate le sorprese. La prima: un’apparizione video di Ricky Martin, che ha scatenato il coliseo sulle note di Livin’ la vida loca.

Poi, il buio. Humo blanco, luci spente, e il coro “otra, otra, otra”. Pausini è tornata avvolta in un poncho ecuadoriano e con un sombrero de paja toquilla, omaggiando Fito Páez e la sua Mariposa technicolor.

L’ultimo saluto è stato in italiano, con una sciarpa dell’Ecuador stretta tra le mani. Un gesto semplice, ma potentissimo. “Fate musica, non fate la guerra.”

Con questa frase, Laura Pausini ha lasciato il palco e l’Ecuador, chiudendo il suo tour mondiale con un messaggio che è insieme invito, manifesto e promessa.

Photos @yourmotherknows @ivonnetorrestacle1 – Il Quotidiano Latinoamericano

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